Una importante categoria di elementi ceramici รจ costituita dai tubuli fittili. Si tratta di cilindri in
terracotta, forati nella parte superiore ed inferiore, utilizzati in ambito edilizio per isolare gli
ambienti, per costruire le volte, per trasportare aria ed acqua calda sotto i pavimenti e lungo le
pareti ed infine per regimentare le acque piovane di gronda.
In alternativa al tufo o alla pietra, i tubuli permettevano un significativo alleggerimento strutturale
grazie alla loro leggerezza, contribuendo allo stesso tempo a migliorare lโisolamento termico degli
ambienti grazie allโintercapedine dโaria che racchiudevano. Essi venivano posizionati in verticale,
affiancati e annegati nella malta, ottenendo cosรฌ una duplice funzione: riduzione del peso e
isolamento termico. Trattandosi di materiali piรน costosi rispetto ai comuni materiali da costruzione,
il loro uso era limitato alle abitazioni piรน prestigiose come palazzi nobiliari o residenze signorili.
Giร rari in epoca antica, i tubuli sono oggi ancora piรน difficili da reperire. Molti sono inglobati
nelle murature, molti al contrario sono stati distrutti o danneggiati nel corso di ristrutturazioni
edilizie. Tuttavia, alcuni esemplari sopravvissuti โ come quelli conservati nel museo di Vallecorsa
โ sono testimoni dellโingegno e della capacitร di adattare i propri bisogni allโambiente in maniera
sostenibile, e seppure segnati dal tempo e dalla calce, sono ancora perfettamente integri e
suggestivi.
Sembrano voler raccontare, a chi li osserva, quella leggerezza che per secoli hanno custodito.
Nel contesto urbano di Vallecorsa , sicuramente hanno avuto la funzione di regimentare le acque di
gronda . infatti passeggiando per il borgo si possono ancora scorgere dei reperti in loco. Ma non si
puรฒ escludere anche lโaltro uso.
La costruzione con tubi fittili รจ una tecnica che prevede lโinserimento di elementi cilindrici cavi in
terracotta allโinterno del conglomerato cementizio per alleggerire cupole e volte, rendendole piรน
facili da sostenere. Un esempio emblematico di questa tecnica si trova nella cupola della Basilica di
San Vitale a Ravenna.
Dal punto di vista produttivo, il tubo fittile รจ uno degli elementi piรน semplici da realizzare per un
ceramista: si tratta infatti di un cilindro con una gola. La sua forma โ simile ad un vaso o una
bottiglia senza fondo โ consente di inserirli uno dentro lโaltro, formando filari capaci di seguire
curve e profili di archi e volte. La gola conica facilita inoltre una certa libertร di movimento tra i
tubi, rendendoli versatili nella disposizione. Quelli custoditi nel museo di Vallecorsa presentano un
bordo di incastro che non permette molta inclinazione , per questo si ipotizza lโuso sopra detto, ma
non sono da escludere anche altri usi.
In presenza di tubuli con le facce appiattite, quindi con sezione rettangolare, si riscontra lโuso
allโinterno di intonaci e rivestimenti . Avendo, infatti, la โfacciaโ e la โpanciaโ piatte era piรน facile
farli aderire ai muri per fungere da conduttori di aria calda ed in alcuni casi anche acqua, se ben
sigillati .
In mancanza di tubuli specifici, talvolta venivano impiegate anfore comuni, adattandole allo scopo
costruttivo. Questo dimostra ancora una volta la grande versatilitร dei contenitori ceramici nella
storia dellโarchitettura, non solo come recipienti ma anche come veri e propri elementi strutturali.
Approfondimento : Lโuso di anfore e tubuli fittili nellโarchitettura storica
Sempre piรน spesso si dร notizia di ritrovamenti archeologici in cui vasi e tubuli fittili rivestono un
ruolo non marginale nella costruzione di architetture storiche. Tali pratiche edilizie, che in alcuni
casi interessano anche edifici di costruzione relativamente recente, sono oggetto di studio quasi
esclusivamente in ambito archeologico, dove esiste una vasta letteratura specializzata.
Le testimonianze piรน evidenti dellโuso di anfore e contenitori in terracotta si osservano nei ruderi di
grandi opere romane, come il Circo di Caracalla e la cosiddetta Minerva Medica. In questi contesti,
le anfore a ventre largo venivano impiegate per alleggerire i rinfianchi delle volte in opera
cementizia. Questi contenitori arrivavano quotidianamente a Roma in grandi quantitร come
recipienti per alimenti e altri beni di consumo. Una volta svuotati, diventavano rifiuti, poichรฉ la cittร
importava ma non esportava. La collina del Testaccio โ il cui nome deriva dal latino testae, ovvero
cocci โ costituiva la principale discarica di questi frammenti ceramici.
Nonostante la forma panciuta delle grandi anfore vinarie le rendesse inadatte a sopportare carichi,
potevano comunque essere impiegate in strutture di getto sufficientemente spesse, dove venivano
riempite di terra e ciottoli per conferire una funzione statica. In questo modo, si ottenevano veri e
propri "conci" di grandi dimensioni, realizzati in loco senza i costi del trasporto dalla cava. Esempi
significativi sono stati documentati in alcune aree della costa mediterranea africana, dove sono stati
rinvenuti resti di muri di contenimento formati da filari di anfore vinarie, affiancate e sovrapposte,
con strati intermedi di terra spessi 50โ60 cm. Queste strutture raggiungevano dimensioni
considerevoli: 50 metri di lunghezza, 4,5 di spessore e 6 di altezza . Le tracce residue allโinterno
delle anfore e i bolli identificabili confermano il loro uso originario come contenitori per alimenti.
Pagina aggiornata il 09/11/2025